Stoccolma, 14 luglio 1912. La temperatura segna 30°C, un caldo torrido e insolito per la Svezia, che sta mettendo in ginocchio i partecipanti alla maratona olimpica. Tra i corridori c’è un giovane giapponese di 21 anni, Shizo Kanakuri. È una delle prime due persone a rappresentare il Giappone a un’Olimpiade, porta sulle spalle l’onore di una nazione intera. Ma Shizo non sa che la sua gara è appena iniziata… e che finirà solo nel 1967.
Il viaggio infinito e il crollo
Arrivare a Stoccolma era stata un’impresa: 18 giorni di viaggio attraverso la Transiberiana. Quando arriva il giorno della gara, Shizo è spossato. Al 30° chilometro, il calore diventa insopportabile. Barcollando, vede una villa con un giardino dove una famiglia svedese sta festeggiando con bibite fresche.
I residenti lo invitano a bere un bicchiere di succo d’arancia e a riposarsi all’ombra. Shizo accetta, si siede… e si addormenta profondamente.
Lo scomparso di Stoccolma
Quando si risveglia, la gara è finita da ore. Per la vergogna di aver fallito la missione imperiale, Shizo decide di non presentarsi ai giudici. Prende il primo treno e torna segretamente in Giappone, senza avvisare nessuno.
In Svezia scatta l’allarme: un atleta olimpico è svanito nel nulla. La polizia lo cerca ovunque, ma di Kanakuri non c’è traccia. Per le autorità svedesi rimarrà ufficialmente nella lista degli “scomparsi” per i successivi 50 anni.
Il “Padre della Maratona” in patria
Mentre in Svezia era un fantasma, in Giappone Shizo Kanakuri era una leggenda vivente. Aveva continuato a correre, partecipando ad altre due Olimpiadi (Anversa 1920 e Parigi 1924) e fondando la celebre staffetta Hakone Ekiden, ancora oggi l’evento sportivo più seguito in Giappone. Era diventato insegnante di geografia, si era sposato e aveva avuto sei figli, dimenticando quasi quel pomeriggio a Stoccolma.
1967: Il ritorno del maratona fantasma
La verità emerse solo negli anni ’60, quando un giornalista svedese scoprì che lo “scomparso” era vivo e vegeto a Tamana. Nel 1967, la televisione svedese invitò l’ormai 75enne Shizo a tornare sul luogo del “delitto”.
Davanti a una folla festante, Kanakuri riprese a correre esattamente da dove si era fermato cinquant’anni prima. Tagliò il traguardo dello Stadio Olimpico di Stoccolma con un tempo ufficiale che è ancora oggi nel Guinness dei Primati:
54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20,3 secondi.
Conclusioni
Al termine della corsa, con un sorriso sereno, Shizo dichiarò ai giornalisti: “È stato un viaggio lungo. Durante il tragitto mi sono sposato, ho avuto sei figli e dieci nipoti”.
La sua storia ci insegna che non importa quanto tempo ci metti o quante deviazioni prendi: l’importante è trovare il coraggio di tagliare il traguardo.


